Amore, io non son degno ricordare

Thérèse Schwartze, "Playing the Harp" (?)

Amore, io non son degno ricordare
tua nobiltate e tuo conoscimento;
però chiero perdon, se fallimento
fosse di me, vogliendoti laudare.

Io laudo Amor, di me a voi, amanti,
che m’ha sor tutti quanti meritato
e ‘n su la rota locato vermente;
chè là ond’i’ sole’ aver tormenti e pianti
aggio sì bon sembianti d’ogni lato,
che salutato son bonairemente.
Grazie, merzede a tal signor valente
che m’ha sì alteramente sormontato
e sublimato in su quel giro tondo,
che ‘n esto mondo non mi credo pare.

Unqua non credo par giammai trovare,
se ‘n tale stato mi mantene Amore,
dando valore a la mia innamoranza.
Or mi venite, amanti, a compagnare;
e qual di voi avesse al cor dolore
impetrerò ad Amor per lui allegranza;
chè egli è segnor di tanta benenanza,
che qual amante a lui vuol star fedele,
s’avesse il cor crudele,
si vòle inver’ di lui umilïare.

Vedete, amanti, com’egli è umìle,
e di gentile e d’altero baronaggio
ed ha ‘l cor saggio in fina canoscenza!
Chè me veggendo sì venuto a vile,
si mosse il signorile com’messaggio:
fè riparaggio a la mia cordoglienza
e racquistò ‘l meo cor ch’era in perdenza,
da quella che m’avea tanto sdegnato:
poi che gliel’ebbe dato,
m’ha poi sempre degnato salutare.

—Lapo Gianni

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