Dante «predestinato»

Dante Alighieri nasce a Firenze nel maggio 1265 sotto il segno dei Gemelli. Di essere nato sotto il segno zodiacale dei Gemelli lo dice Dante stesso nel Paradiso.

Durante la salita all’Empireo, venutosi a trovare proprio in quella costellazione, prega i Gemelli di aiutarlo nell’ultimo impegnativo tratto della sua ascesa e ricorda come il sole fosse congiunto con loro nel momento in cui, per la prima volta, lui aveva respirato l’aria di Toscana: quand’ io senti’ di prima l’aere tosco. Nell’istante del suo primo respiro, quando gli influssi degli astri agiscono con più forza, quelle «gloriose stelle» avevano infuso in lui tutto l’«ingegno» di cui, grande o piccolo che sia («qual che si sia»), si sente dotato.

Tuttavia, benché molte volte si occupi di problemi astrologici, e benché insista sulla particolare «virtù» delle stelle che hanno presieduto alla sua nascita, Dante non specifica mai quale influsso particolare esse abbiano esercitato su di lui. Gli astrologi dell’epoca sostenevano che, se nella «casa» dei Gemelli erano presenti anche Mercurio e Saturno (congiunzione che si era verificata proprio nel 1265), i nati sotto il segno erano dotati di eccellenti qualità intellettuali e di particolari capacità di scrittura. Può darsi che lo pensasse anche Dante. Di sicuro, al di là delle (non molte) dichiarazioni di modestia, egli era convinto che i Gemelli lo avessero provvisto di un notevole ingegno.

Possiamo essere certi, comunque, che se fosse nato sotto un altro segno, egli avrebbe ugualmente sostenuto che esso lo aveva beneficato in sommo grado. Della personalità di Dante, infatti, l’aspetto più rilevante è il suo sentirsi diverso e predestinato. In ciò che ha visto, fatto o detto, si tratti della nascita di un amore, della morte della donna amata, della sconfitta politica o dell’esilio, lui scorge un segno del destino, l’ombra di una fatalità ineludibile, la traccia di una volontà superiore. È un’idea che ha cominciato a nutrire fin da giovane e che si rafforzerà nel tempo fino a sfociare nella convinzione di essere stato investito da Dio della missione profetica di salvare l’umanità. Come non chiedersi, allora, quale immagine di sé desse nella vita di ogni giorno un uomo così egocentrico e così persuaso della propria eccezionalità e, soprattutto, come gli altri lo giudicassero?

danteparadiso

[www.lavitadidante.it]

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