Classical vs. Modern Science(s): a loss of knowledge over time?

Martin de Vos, Allegory of the seven Liberal Arts (1590, detail—Rethoric)
Martin de Vos, Allegory of the seven Liberal Arts (1590, detail—Rethoric)

Di fronte a questo elenco [delle scientiae aristoteliche] non è difficile rendersi conto che il concetto moderno di scienza si è ristretto quasi esclusivamente a due sole fra le scienze classiche, la matematica e le scienze fisiche, il che sarebbe in fin dei conti un fenomino storico senza conseguenze negative se non fosse stato accompagnato anche dal fatto che tutto il restante ambito delle scienze classiche, che come abbiamo più volte ripetuto coprivano l’ambito generale del sapere, viene escluso, da parte di molti moderni, dal campo del sapere. Insomma, è oggi diffusa la tendenza a non ammettere che esistano dei veri e propri saperi al di fuori dei molti saperi scientifici, e questa è un’autentica perdita, dal momento che finisce col restringere ingiustificatamente quell’impianto di razionalità che la civiltà classica aveva istituito come stile intellettuale dell’Occidente. Talvolta si sente giustificare un simile atteggiamento affermando che, al di fuori delle scienze fisico-naturali, non si riescono a raggiungere adeguati livelli di rigore dimostrativo e oggettività, ma questa osservazione ignora che le caratteristiche della scientificità (e in generale del sapere) non sono ricalcabili su un unico modello, ancorché particolarmente ben riuscito. Lo stesso Aristotele, per esempio, nelle pagine iniziali dell’Etica a Nicomaco osservava che nella scienza etica non è possibile, data la natura della materia trattata, conseguire il medesimo grado di rigore dimostrativo che si raggiunge in matematica (e che del resto non si raggiunge neppure nella fisica), ma aggiunge subito che chi pretendesse un tal rigore in etica sarebbe altrettanto stolto che colui che, invece, si accontentasse in geometria di dimostrazioni soltanto probabili e non necessarie.

Laurent de Hyre, Allegory of Music (1649)
Laurent de Hyre, Allegory of Music (1649)

When confronted with this list [of Aristotelian sciences], it is not hard to realize that the modern concept of science has narrowed down to almost exclusively two of the classical sciences, that is, mathematics and the physical sciences. This would have been, ultimately, a historical phenomenon without any negative consequences had it not been followed by the fact that all of the remaining fields of classical science, which as we have remembered over and over again covered the area of general wisdom, are excluded by many modern thinkers from the domain of knowledge. In other words, as of the present day, there is a widespread tendency not to admit that proper sciences can exist beyond the many branches of scientific knowledge—and that is a real loss, for it ends up gratuitously restricting that system of rationality that classical civilization had established to be the intellectual style of the Western world. Sometimes one can hear such a faulty approach be justified with the allegation that, in fields other than the physical and natural sciences, it is impossible to reach adequate levels of demonstrative rigor and objectivity: but this observation ignores the fact that the characteristics of scientific nature (and of knowledge in general) are not traceable on a single model, no matter how well-constructed it is. Aristotle himself, for example, in the beginning pages of Nicomachean Ethics, observed that in ethics it is not possible, given the nature of the topics at issue, to achieve the same level of rigor that one can reach in mathematics (and which cannot be reached in physics anyway), but adds at once that he who expects such rigor in ethics is no less fool than one who, instead, is satisfied with unnecessary and solely probable geometrical demonstrations.

—Evandro Agazzi, Le rivoluzioni scientifiche e il mondo moderno

The power of Fortune

Andrea Previtali, Allegoria della Fortuna alata (beginning of XVI century)
Andrea Previtali, Allegoria della Fortuna alata (beginning of XVI century)

Credo che come la natura ha fatto all’huomo diverso volto, così gli habbia fatto diverso ingegno et diversa fantasia. Da questo nasce che ciascuno secondo lo ingegno et fantasia sua si governa.

I believe that just as Nature has created men with different faces, so she has created them with different intellects and imaginations. Wherefrom it comes that each man leads himself according to his own intellect and imagination.

Et perché dall’altro canto i tempi sono vari et gli ordini delle cose sono diversi, a colui succedono ad votum i suoi desiderii, et quello è felice che riscontra il modo del procedere suo con il tempo, et quello, per opposito, è infelice che si diversifica con le sue actioni dal tempo et dall’ordine delle cose.

And since on the other hand the times are various and the situations are diverse, he who matches his way of doing to the situation in which he operates, will fulfill his projects according to his desires, and will be successful. Conversely, he who isolates himself from the current time and situation will be unsuccessful.

Donde può molto bene essere che due, diversamente operando, habbino uno medesimo fine, perché ciascuno di loro può conformarsi con il riscontro suo, perché sono tanti ordini di cose, quanti sono provincie et stati.

Hence, it can very well be that two men, albeit having acted differently, achieve the same result, for it can happen that each one of the two conforms his actions to what he encounters, and for there are as many different situations as there are provinces and states.

Ma perché i tempi e le cose universalmente et particularmente si mutano spesso, et gli huomini non mutano le loro fantasie né i loro modi di procedere, accade che uno ha un tempo buona fortuna, et un tempo trista. Et veramente chi fosse tanto savio che conoscesse i tempi et l’ordine delle cose, et accomodassisi a quelle, harebbe sempre buona fortuna, o egli si guarderebbe sempre dalla trista, et verrebbe a essere vero che il savio comandasse alle stelle et a’ fati.

But as the times and situations are often changing, both on a general and a particular scale, and men change neither their desires nor their ways of doing, it so happens that one has good fortune at one time, and bad fortune at another. And truly he who should be so wise to understand the times and situations, and to adapt to them, would have good fortune at all times or would always avert bad fortune, and it would come true that the wise command to the stars and fates.

Ma perché di questi savi non si truova, havendo gli uomini prima la vista corta, et non potendo poi comandare alla natura loro, ne segue che la fortuna varia et comanda agli huomini, e tiengli sotto il giogo suo.

But for none of these wise men can be found—considering men are short-sighted, and cannot command to their own nature—it follows that it is erratic Fortune that commands men, and keeps them under her yoke.

—Niccolò Machiavelli, Ghiribizzi al Soderini

Haec tibi erunt artes…

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